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Stivali d'acqua che guariscono l'autismo

Da un sito per l’approccio fisiologico all’autismocomprare ai bambini un paio di stivali di gomma piuttosto alti, almeno 3 misure più grandi. Farglieli indossare senza calze, versarci dentro dell’acqua fresca e correre cosi conciati in un bel prato, La nostra Gabriella, il  medico #scacciacazzate non ha resistito!!!


372-dani-girlPer tutti quelli che aspirano all’immortalità, a custodire e tramandare per sempre parti di sé, ci pensa la rete che fagocita ogni giorno foto, post, commenti, likes, faccine, tags per poi rivomitarli quando meno te lo aspetti.

Ieri è ricomparso un articolo che avevo letto tempo fa e sul quale avevo fatto una riflessione. “Studi sensoriali per l’autismo: gli stivali d’acqua”, un titolo che stuzzica l’attenzione per la semplicità e l’innocuità di intenti.

Chi lo ha scritto è una signora americana, che si definisce affetta da Sindrome di Asperger e che ha dispensato consigli in giro per l’Italia fino a un anno fa. La foto la ritrae nella sua totale inoffensività: capelli sale e pepe raccolti, abiti new age, scarpe equo-solidali. Il suo sito si propone di trattare dell’autismo in modo naturale, fisiologico, quotidiano: tre parole che non possono che rischiarare il buio nel quale spesso si trovano i genitori nei primi anni di vita del loro figlio autistico, quando daresti un tuo occhio per far finire le urla che ti trapanano il cervello.

Lei stessa mette in guardia questi genitori, ormai fiaccati da notti insonni e da giorni a rincorrere il proprio figlio, da medici e terapisti senza scrupoli snocciolando una lista di ben 16 punti. Gioca facile la signora, perché effettivamente esistono medici “birbaccioni” ma arrivare ad affermare che se vostro figlio, andando dal professionista, piange…piange disperato…se urla disperato…se lo guarda disperato… no, non è un buon specialista: ha qualcosa che non va quell’uomo o quella donna, risulta oltremodo ridicolo perché è inevitabile pensare alle visite dal pediatra dove su 10 bambini almeno 5 piangono non appena varcano la soglia dello studio e vengono messi sul lettino delle visite.

Il suo totale amore ed abbandono verso il prossimo, così come vuole la filosofia new age, porta la signora a scrivere di non correre subito dal medico ma di fare un’azione di consapevolezza sulla salute di nostro figlio. Per molti problemi, non ce ne rendiamo conto, ma abbiamo la soluzione naturale in mano…non la vediamo anche quando è evidente e semplice. Confesso che la mia prima risposta alla lettura è stata: “Certo, una bella vacanza da sola, in uno di questi posti da favola, senza pensare più a niente!”

Ma ritorniamo all’articolo che mi aveva incuriosito, quello sugli stivali d’acqua. Anche qui la sua naturalezza attira come il miele le mosche. Location tranquilla – il lago – clima dei più caldi, perciò la signora decide di mettere i piedi a mollo ma, non avendo le crocs (ulteriore segnale subliminale di innocuità) bensì stivali ben tre numeri più grandi (che sia questa la terapia?), supera ogni indugio e si immerge nell’acqua. Gli stivali si riempiono d’acqua (ma va?!). Che fantastica sensazione!

Dopo un po’ di questo pediluvio alternativo, la signora decide di uscire ma – stupore! – gli stivali rimangono pieni di acqua (che strane cose ti riserva la vita!) ed è BELLISSIMO. Ad ogni passo l’acqua le crea dei vortici che le massaggiano la caviglia e il piede. La pesantezza dello stivale pieno d’acqua le consente di camminare con più senso propriocettivo. Eccola qua, la parola sparata che fa drizzare le antenne della madre ormai sfinita. E su questo risveglio la signora lancia l’ultima cavolata e cioè di comprare ai bambini un paio di stivali di gomma, piuttosto alti, almeno tre numeri più grandi. Farli indossare senza calze, versarci dentro dell’acqua fresca e correre così conciati in un bel prato, oppure camminare nel ciottolato o lungo una strada.

Non ho potuto  evitare di pensare a cosa sarebbe successo se avessi applicato questo consiglio a mia figlia. Avrei dovuto dispensare sorrisi a destra e manca mentre lei sciorinava parolacce ormai non più in uso tra i portuali.

La signora, che stupida non è, ha comunque aggiunto al lato del sito, in un posto che colpisce meno rispetto al titolo in grassetto, che tutto quello che è scritto è solo divulgativo-esperenziale e va letto cum grano salis

Accidenti, sa anche il latino!

GABRIELLA LA ROVERE

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