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Messo fuori dalla scuola (incapace a trattarlo) il "feroce" autistico che morde

Da Biella ci scrive Anna madre di aspirante #teppautistico. Parla a nome del figlio Vittorio, così come lei intuisce che possano essere i suoi pensieri. (finalmente senza tirare in ballo la fanta-comunicazione facilitata). Vittorio ha frequentato qeust’anno la prima media solo per 14 ore. Poi è stato allontanato perchè ha morso un sostegno “inadeguato” a trattarlo. La scuola italiana dovrebbe riflettere sulla sua storia. Occuparsi di un autistico è un mestiere non un passatempo in attesa di migliore sistemazione. Su un ruolo delicato come il sostegno, ridotto spesso a una “furbata” per la carriera si gioca con la vita di un essere umano.


mordace2Toc Toc, ci sono anch’io. Mi avvicino in punta di piedi perchè sono timido, ma vorrei essere anch’io uno dei teppautistici. Mi fate entrare nel gruppo? Sono Vittorio e ho 12 anni. Sono speciale, molto speciale. Non parlo, ma ho voglia di essere ascoltato da tutti perchè ho tante cose da dire. La gente presta orecchio solo alle parole pronunciate e troppo spesso non ha voglia di leggere nel mio cuore, nei miei occhi o nei miei silenzi.

Quest’anno ho cominciato la prima media o meglio: l’ho già finita, perchè la scuola per me è iniziata il 14 settembre ed è finita il 23. Ho frequentato in tutto 14 ore. Che fortuna diranno in tanti! Invece no, perchè io non voglio restare a casa e mi piace la compagnia degli altri bambini. Sono stato catapultato in un posto che non conoscevo, con insegnanti nuove, impreparate e poco disponibili ad accogliermi e a trattare con la mia malattia, che è l’autismo. Diciamolo chiaramente: uno come me non è il benvenuto a scuola. Ho difficoltà ad apprendere, e non lo faccio dai libri, come tutti. Io imparo e parlo attraverso l’uso di simboli ed immagini, che bisogna conoscere ed utilizzare costantemente.

Se chi lavora con me non usa questa modalità di comunicazione, io resto spiazzato. Le parole dette in una lezione normale si sommano come suoni vuoti e fastidiosi, in un crescendo di tensione che ad un certo punto non reggo più, perchè senza le immagini, io non capisco. Vorrei scappare via. Ti voglio dire basta, facciamo altro, non mi sento bene o a mio agio, ma tu non mi daì modo di farmelo dire, se non usi il mio linguaggio e le mie tabelle. Allora mi sono arrabbiato: ho cercato di lanciare una sedia che era vicino a me, per farti “capire” e sono stato tolto dalla classe e mandato in un’ auletta da solo, con persone che non vedevo più come insegnanti, ma carceriere.

All’arrivo a scuola, vedevo i miei compagni di classe andare in aula tutti insieme ed io da solo in un’altra stanza. Giorno dopo giorno ci sono venuto sempre meno volentieri, senza il mio solito sorriso e comprendendo chiaramente che le persone adulte non mi volevano. Musi lunghi che mi accoglievano, come se fossi una condanna da sopportare. Frasi sentite dalla mia mamma nei corridoi, come se le insegnanti andassero al martirio, perchè avevano a che fare con me.

Finchè il 23 settembre qualcosa in quell’auletta è successo, per cui ho dato un morso ad una delle professoresse di sostegno. I miei genitori non hanno ancora saputo che cosa sia capitato. Perchè sicuramente una ragione c’è, che ha innescato questo comportamento, ma tutti o si contraddicono o non parlano. E’ successo il finimondo. La mia mamma è stata chiamata d’urgenza. Mi ha trovato in aula professori spaventatissimo, da solo; tutto il corpo insegnante intorno alla professoressa che si scaraventava su di lei dicendole “Guarda che cosa mi ha fatto tuo figlio!!” La mamma mi ha portato via e mi ha abbracciato forte. Poi riunioni, parole, scuse e promesse: la scuola non è preparata a “casi così gravi”.

Grave? Ma io sono sempre andato a scuola ed ero ben inserito con i miei compagni e maestre. Alla scuola media sapevano da mesi che sono un bambino autistico. Si erano fatte mille raccomandazioni sulle modalità comunicative da utilizzare con me, suggeriti corsi da fare, consegnate relazioni specifiche su come imparare a conoscermi. Nessuno è preparato o ha voglia di prepararsi. Non hanno fatto nulla. Non intendono fare nulla ed io sono a casa, perchè quello da proteggere, sono IO.

Noi speriamo di poterci ricredere nella Scuola come Istituzione che accoglie i più deboli ed indifesi. Il primo requisito è avere voglia di farlo. Io sono un bambino sereno e allegro, voglio continuare ad esserlo e non sono aggressivo per mia natura. I miei compagni vengono a trovarmi a casa, ci sono tante persone che mi vogliono bene. I miei genitori vogliono che sia felice e fanno di tutto perchè lo sia. Il dolore che 7 giorni di scuola hanno procurato a me ed alla mia famiglia è indelebile, ma l’amore di tanti amici mi ha fatto tornare il sorriso. Una delle persone con cui sorrido di più, la conoscete anche voi. E’ Martina, una mia grande amica, mia insegnante di nuoto, compagna di avventure, fidanzata di Matteo e grande passione di Marco. Siamo fortunati ad averla con noi vero? Guardatemi con lei e capirete tutto di me e di che cosa chiedono le persone come me: solo amore.

Sono Anna la mamma di Vittorio, bambino di 12 anni con autismo.  Ho scritto questa storia di ciò che sta capitando ora a mio figlio, che di fatto è stato allontanato dalla scuola. Vi ringrazio per l’attenzione ed il lavoro che state svolgendo. Noi siamo di Biella.”


La storia di Anna ripresa da LA STAMPA di Biella

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