Fanta-autismo

'Mente' calma, ma regna il caos. Tra sperimentazione e televendita

Mente’ è nata per ‘calmare’, ma intanto fa discutere, perfino arrabbiare. Lo dimostrano le reazioni suscitate dalla pubblicazione dell’articolo in cui si apriva un punto interrogativo su questo trattamento, domandandosi se si trattasse di una delle tante ‘ciarle’ sull’autismo o se fosse invece qualcosa a cui dare almeno una possibilità.

mente


Lo scienziato: “”Non si parli di cialtroneria”.
 La prima reazione è quella del neuro scienziato che ha studiato il meccanismo che sta dietro questo dispositivo: si chiama Paolo Cavallari ed è professore di Fisiologia umana presso l’Università di Milano. “La fondatezza scientifica del dispositivo è accertata – afferma – e non si pub quindi far rientrare ‘Mente” tra le tante cialtronerie sull’autismo: qui siamo di fronte a una macchina studiata e sperimentata, che si basa su un assunto che qui confermo con assoluta certezza: il nesso tra tracciato elettroencefalografico e autismo”. Totale disaccordo, quindi, con Maria Luisa Scattoni, ricercatrice dell’Iss, che invece nega questo nesso diretto.

“Non cura: calma”. C’è però una seconda questione, anzi una precisazione: “Non abbiamo mai detto che ‘Mente curi l’autismo – afferma Cavallari – Ha invece dei provati effetti sulla qualità della partecipazione alla vita sociale”. Un po’ come la musica, che di fatto con ‘Mente’ e con la sua storia è in un certo senso imparentata, “visto che Trevisan, il ricercatore maltese che ho incontrato 5 anni fa e con cui ho collaborato per mettere a punto questo sistema, ha svolto attività molto interessanti proprio a partire dalla relazione tra musica e cervello”. ‘Mente’, insomma, un po’ come la musica, rilassa e allenta le tensioni, grazie a “una scatolina che registra l’attività elettrica del cervello del bambino “, spiega Cavallari –, capta i momenti di assenza e distacco dalla realtà e invia stimoli sonori: il bambino sente come una musica, composta dalle sue onde elettroencefaliche”.

E’ già sperimentata. Per quanto riguarda la sperimentazione, Cavallari la dà per fatta: “il dispositivo è in uso da anni in paesi come il Giappone e gli Emirati Arabi, dove l’incidenza dell’autismo è il doppio della media europea. E viene ampiamente utilizzato anche negli ospedali: solo l’arrivo in Italia sta suscitando tanti problemi”. Forse perché la sperimentazione, in Italia, è stata annunciata ma non ancora avviata? E perché, nel frattempo, il dispositivo è in vendita on-line a quasi 3 mila euro? “Ripetere la sperimentazione in Italia non serve – ribadisce Cavallari – ma ribadisco tutta la mia disponibilità e apertura, nel caso in cui si volesse fare”. E che dire delle modalità di distribuzione, o di reclutamento di famiglie disposte alla sperimentazione, tramite contatti telefonici o sui social network? “Non posso entrare nel merito – risponde Cavallari – né mi interessa, perché non è affar mio. Certo se fosse come riferito da alcune mamme non mi piacerebbe. Ma è tutto da dimostrare”.

In attesa di chiarezza. Nel merito, una “lettera aperta” ci è stata annunciata proprio ieri sera dall’azienda distributrice del prodotto: finora non è arrivata, ma naturalmente la pubblicheremo non appena ci sarà recapitata.

Abbiamo anche chiesto un parere tecnico al ministero della Salute, per capire se e come sia possibile che venga autorizzata la commercializzazione di un dispositivo medico specifico per l’autismo non inserito nella relativa Linea guida. Ci hanno chiesto due giorni per documentarsi e fornirci una risposta soddisfacente, quindi aspettiamo, fiduciosi che sarà l’occasione per fare chiarezza su una questione che finora pare abbastanza confusa.

Come dimostrano, ancora oggi. Gli scambi “virtuali” tra alcune mamme: “Volevo qualche informazione in più sullo strumento di stimolazione uditiva Mente – chiede una di loro in un gruppo Facebook – Vorrei capire che benefici si possono trarre da questa terapia e se può avere effetti collaterali e in quali casi è consigliata. Mi hanno proposto di far partecipare mio figlio ad una sperimentazione gratuita per raccogliere dati in merito, leggo dai fogli che mi hanno fornito che i lavori precedenti sull’uso del neuro feedback ha dato risultati molto promettenti, anche se sono necessari ulteriori studi. Dovrebbe tenere questo dispositivo 40 minuti tutti le mattine: io vorrei capire, al di là della documentazione fornitami (che per una come me e arabo!) qualche buon motivo per provare questo intervento su mio figlio!”.

Tra le varie risposte, particolarmente significativa è quella di Raphael: “Non è stato ancora sperimentato, ma non ho capito cosa si aspettano da ogni seduta ed medio-lungo termine: se cioè dopo un periodo di trattamento poniamo di 30 giorni il tracciato si regolarizzi, o l’autismo ‘sparisca’, o se invece dopo ogni seduta vi siano reazioni positive che durano lo spazio di poche ore, o che so io….”

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