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Irene racconta il suo Tommasone


Ecco Irene,  un’ altra mamma di noi autistici che inizia a raccontarci il suo quotidiano. Irene ha un figlio bello grande, in tutti i sensi, e se lo tira su senza lamentarsi come la maggior parte delle madri di giganti. Una volta li ho incontrati un pomeriggio pieni di torte che portavano a una festa, Irene immagino sia anche una brava cuoca. E’ una donna di cultura e di mondo. Assieme a lei e con Tommy (quello in dotazione a me) abbiamo passato qualche bella serata, io a bere Margarita lui a mangiare hot dog. Eravamo al pub dove Irene la sera lavorava perché a suo figlio non dovesse mancare nulla. (G.N.)


Tommaso alla fattoria

ireneTommaso ha 26 anni, è diventato un ragazzone dopo essere stato un bambinone: alla nascita pesava 4 chili e 350 grammi! Vi risparmio la storia completa che noi genitori conosciamo bene per averla vissuta sulla nostra pelle con tutto quello che ha comportato: stupore, dolore, rabbia, angoscia, speranza, disperazione, circondati da amici e parenti che avevano ciascuno la propria verità da regalare restando comodamente a casa propria. Il punto sul quale vorrei soffermarmi riguarda l’età adulta dei nostri figli, le prospettive che Gianluca ha espresso con parole chiare e profonde. Cosa fa un ragazzo autistico alla fine della scuola? Come si colloca una persona autistica nel mondo degli adulti?

Tommaso ha frequentato la scuola con tutti i problemi del caso ( maestre che lo mettevano fuori dalla classe nonostante il sostegno, sostegni inesistenti e incompetenti, insegnanti raccapricciate dalla prospettiva di un autistico in classe salvo poi ricredersi e considerarlo come la punta di diamante della classe stessa) fino a prendere la maturità classica. Sì, avete capito bene: la maturità classica presso il Liceo Mamiani di Roma.

La scelta cadde su quella scuola dopo una accurata selezione per tutte le scuole del circondario dove riscontrai nella maggior parte di esse una quasi totale ignoranza o inadeguatezza sull’inserimento di ragazzi diversamente abili che non fossero carrozzati o down, in altre, al contrario, trovai classi inzeppate di disabili che finivano col vegetare nei corridoi. Il Preside del Mamiani di allora, Professor  Guarino, mi ascoltò e mi disse: “Se lei decide di iscrivere suo figlio da noi certamente non sarà un percorso facile, ma noi non ci tireremo indietro”.2222_1072074971804_4356_n

In tanti anni era la prima volta che mi sentivo dire una cosa del genere. Dopo un inizio da “marziano”, veramente più io che Tommaso che venivo considerata pazza per voler far studiare a mio figlio nobili materie, posso dire che nonostante le traversie burocratiche, la mancanza di un insegnante di sostegno che sapesse il greco come invece prevede la legge 104, Tommaso ha passato 5 anni felici e pieni di soddisfazioni.

Ha avuto dei compagni meravigliosi che ancora adesso, dopo tanti anni, lo vengono a trovare e festeggiano con lui il compleanno, ha vinto un premio per una critica di letteratura greca e le regole scolastiche, gli orari, le consuetudini lo hanno aiutato anche nell’organizzazione del quotidiano. Ma tutte le cose finiscono, prima o poi. Tommaso ha fatto un esame che gli avrebbe permesso l’accesso all’università dove avrebbe potuto studiare storia dell’arte, la sua materia preferita, e io avevo trovato grande disponibilità all’Università di Roma 3: il capo del dipartimento di Storia e Conservazione dei beni culturali, Professor Bisconti,  era disponibilissimo, mi raccontò che lì a Roma 3 c’era un ragazzo autistico che studiava fisica. Il problema era che il tutto si sarebbe ridotto ad uno studio individuale, dal momento che quasi tutte le lezioni erano affollatissime e molto lunghe, uno studio fatto in gran parte a casa mentre Tommaso ha bisogno del contatto con gli altri, della socialità e anche di stare all’aria aperta vista la sua prorompente vitalità.

Tommy e le zucche

Due erano i campi dove ci potevamo avventurare: lo sport e la campagna che lui ha sempre amato fin da piccolo. Lo sporta lo pratica da anni, fa atletica leggera e ha gareggia nel salto ad ostacoli. Ma lo sport riempie i suoi pomeriggi, a noi serviva qualcosa che potesse rappresentare uno sbocco lavorativo in prospettiva. Così trovammo una fattoria sociale. La Fattoria Verde di Palidoro. Qui Tommaso ormai da 7 anni ha imparato ad accudire gli animali, a piantare, curare e raccogliere i frutti del suo orto personale e dell’orto comune, ha imparato a fare la pasta fatta in casa, i biscotti, le pizze che poi porta a casa.

E’ andato anche a far la vendemmia e a raccogliere le olive in un’altra azienda agricola. Il lavoro manuale all’aria aperta è sicuramente stimolante e le sue competenze sono cresciute negli anni. Ovviamente ho cercato di capire se lo Stato avesse qualcosa in questo senso: sul sito della defunta Provincia c’era un residuato archeologico risalente al 2010 di una “conferenza programmatica” per realizzare una fattoria sociale, dopodiché lettera morta.

La fattoria dove va Tommaso è stata fondata  da una signora olandese con suo marito per il loro figlio autistico sul modello delle fattorie sociali olandesi che sono una realtà lavorativa per disabili in Olanda dal dopoguerra. Ora il sogno sarebbe quello di trasformare le andate bisettimanali di Tommaso in un vero lavoro, quotidiano, ma questo nella Fattoria Verde non è possibile per beghe burocratiche e di statuto e quindi  ci si guarda intorno per cercare una possibilità.

Io penso, sulla base della mia esperienza, che quella della fattoria sia una via praticabile per i nostri figli: non potrei immaginare Tommaso rinchiuso a bivaccare in un centro diurno a fare cose improbabili e saltuarie, lui, come tutti, ha bisogno di una continuità, di vedere risultati concreti. Guardate la sua faccia con le zucche che ha coltivato lui stesso, guardate la soddisfazione. E’ la stessa di quando realizza un dolce (e poi se lo mangia!) o di quando al liceo gli consegnarono il premio e lui, prima di salire sul palco, fece una vera e propria passerella davanti ai suoi compagni divertiti. E’ così che vorrei vedere tutti i nostri ragazzi, tutti i giorni, in una prospettiva di vita possibile.

IRENE GIRONI CARNEVALE

 

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