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Insegnanti specializzati in autistici alla scuola a Cambridge

Marina Viola in questa sua corrispondenza ci racconta di come funziona la scuola che frequenta suo figlio Luca. Si tratta di Crossroads School , una scuola privata specializzata in ragazzi con problemi. E’ una piccola realtà (non più di una quarantina di studenti), con aule spaziose e luminose, propone uno staff di insegnanti laureati in ABA (Applied Behavior Analysis). Insomma esattamente come nelle nostre città. 

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La città in cui viviamo, Cambridge, è caratterizzata dalla massiccia presenza di università importanti, le più note Harvard e MIT, dove le menti più capaci degli Stato Uniti, e non solo, ricercano, inventano, studiano. Non sono presenze che si respirano soltanto nel mondo accademico, ma anche nel tessuto sociale della comunità, arricchendola e stimolandola. Per esempio, i figli dei ricercatori e dei docenti frequentano le scuole pubbliche, che sperano preparino i figli alla next generation di geni. Questo fa sì che il livello educativo nelle scuole elementari e medie è altissimo: i genitori sono molto attenti al lavoro portato avanti dagli insegnanti e non si fanno alcun problema a far sentire la propria voce in caso scoprissero un seppur lieve abbassamento della guardia. Il liceo (ce n’è solo uno) pullula di professori con il dottorato ricevuto a Harvard, e infatti da anni esiste un gemellaggio tra le due istituzioni, per cui tanti diplomati trovano spazio tra i banchi della famosa università.

Nella scuola pubblica c’è spazio, tanto e ottimo, anche per i ragazzi disabili. Molti sono i ragazzini come l’amico di mia figlia Graham, con la sindrome di Down e i suoi nuovi bellissimi occhiali blu, che diventano parte integrante del lavoro di classe, seppur seguiti da insegnanti di sostegno molto qualificati e devo dire, sempre estremamente disponibili e dedicati al proprio lavoro.

Il distretto scolastico ammette, fortunatamente, i propri limiti, per cui per persone affette gravemente da autismo, come Luca, dichiarano di non essere in grado di provvedere al cento per cento alla loro educazione: le classi devono essere con sei studenti al massimo, dovono avere un’insegnate per ogni studente, devono essere in un ambiente poco rumoroso e adatto per ottimizzare l’apprendimento per questo tipo di popolazione. Siccome però la scuola è grazie a Dio un diritto di ogni cittadino, e deve garantire un insegnamento al massimo delle capacità di ogni studente, per quelli come Luca viene proposta una scuola privata, frequentata solo da studenti che in una scuola pubblica non avrebbero il successo desiderato.

Il costo della scuola privata, che si aggira sui novanta mila dollari l’anno (il doppio di Harvard, per dire) viene assorbito al 100% dal distretto scolastico, responsabile del costo dell’educazione di tutti gli studenti della città. Una volta stabilito che lo studente può frequentare una scuola privata, i genitori, con l’assistente sociale che si occupa del caso, iniziano il giro delle scuole per stabilire quale sia la più adatta al proprio figlio.

Io ne ho girate sei o sette, ma sono rimasta colpita da Crossroads: piccola (non più di una quarantina di studenti), con aule spaziose e luminose, propone uno staff di insegnanti laureati in ABA (Applied Behavior Analysis), forse il metodo terapeutico più efficace per insegnare agli studenti autistici basato sull’idea del premio: ogni volta che la risposta è giusta, viene data allo studente una ricompensa (per Luca sono i biscotti al cioccolato o l’uso dell’iPad per qualche minuto). Tutti in fondo impariamo in questo modo: se studi prendi un buon voto; se lavori prendi lo stipendio.

Crossroads ha costruito una specie di appartamento, con tanto di lavatrice, doccia, letto, cucinino, che gli studenti frequentano quotidianamente per imparare a vivere il più possibile autonomamente. Ha anche creato un programma grazie a cui gli studenti imparano a fare dei lavori, sia d’ufficio che di meccanica (Luca per esempio, ama usare la macchina che tritura i documenti – potrebbe lavorare per la CIA, anche perché lui i segreti li tiene benissimo, avendo un vocabolario di un centinaio di parole). Tanti dei ragazzi lavorano come volontari negli uffici adiacenti alla scuola: fanno fotocopie, o altro, a seconda delle capacità.

Crossroads ha anche una palestra, dove i ragazzi imparano tutti gli sport possibili (compreso l’hockey da strada, che a Luca sembra piacere particolarmente), e quotidianamente usano le macchine tipiche da palestra. È parte integrante del curriculum scolastico introdurre esercizio fisico nella vita degli studenti che, diciamocelo, spesso sono abbastanza pigri. C’è anche una biblioteca, una stanza per i computer, un bel giardino.

Ma Crossroads ha molto di più: si respira, entrando, l’energia, la voglia lavorare e di farlo bene. C’è negli occhi degli insegnanti una stima e un rispetto per i propri ragazzi, a cui si affezionano moltissimo, che dovrebbe essere scontata ma che spesso non lo è. Ogni anno alla manifestazione delle Special Olympics, gli insegnanti fanno un tifo sfegatato per i propri studenti, ed è sempre molto commovente per noi genitori, che pensiamo di essere gli unici difensori per i diritti dei nostri figli. Mi accorgo, entrando a Crossroads, che Luca è circondato da fan, che fanno il tifo per lui per ogni cosa, dallo sport alla sua conquista nel lavarsi i denti o le mani.

Crossroads parla e capisce perfettamente il linguaggio delle persone autistiche, e ogni volta che ci vado sono io, per una volta, a essere ‘diversa’ in un mondo normalmente autistico, e imparo, come devono fare loro sempre nel nostro, di mondo, a usare le loro regole e il loro modo di capire la realtà che li circonda.

E mi sento ogni volta un po’ più ricca.

MARINA VIOLA 

Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

Le precedenti corrispondenze di Marina Viola da Boston

  • Questa è la sua storia: dal 1991, da quando cioé ha deciso di vivere con il suo fidanzato Dan. La loro prima casa era nel New Jersey, dove ha preso una minilaurea in grafica pubblicitaria. Ha tre figli: Luca, che ha quasi diciannove anni, ha una forma abbastanza drammatica di autismo e una forma strana di sindrome di Down; Sofia, che ha sedici anni ed è più bella di Liz Taylor, è un genio del computer e prende sempre cinque meno meno in matematica; Emma, che di anni ne ha solo otto, ma che riempie un silos con la sua personalità. Marina Viola odia le uova perché puzzano, ma per un maron glacé venderebbe senza alcun senso di colpa tutti e tre i figli. Ha una laurea in Sociologia presso Brooklyn College, l’università statale della città di New York. Da qualche anno tiene unblog in cui le piace raccontare alcuni momenti della sua vita. Ha scritto settimanalmente sul sito della Smemoranda (smemoranda.it) dell’America vista però in modo sarcastico e ironico.

A giugno del 2013 è uscito il suo primo libro, “Mio Padre è stato anche Beppe Viola”, edito da Feltrinelli. Nel suo secondo, “Storia del Mio Bambino Perfetto” (Rizzoli, 2014) racconta di Luca e dell’autismo.

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