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Il ritorno dei #teppautistici fotografi al MACRO

Puntuali, alle 18.00 di giovedì 8 ottobre e determinati a catturare e fermare il mondo con le loro camere digitali, Tommy, Bobone, Alberto, Giorgio e gli altri compagni, inviati speciali e già sensibilizzati all’arte della fotografia, hanno finalmente fatto ritorno al MACRO, il Museo d’ arte contemporanea di Roma, per l’inaugurazione della XIV edizione del Festival Internazionale di Fotografia. I ragazzi hanno voluto così testimoniare con la loro presenza all’importante manifestazione, l’apprezzamento nei confronti di Mohamed Keita, che esponeva al Festival undici immagini e che era stato il loro maestro nel corso di  “AUTOBIOGRAFIE FOTOGRAFICHE” , che è l’intensa esperienza laboratoriale nella quale i #teppautistici fotografi si sono impegnati per apprendere modi e tecniche della fotografia, sotto la guida di un artista ivoriano.


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Il ritorno al MACRO ha segnato per il nostro gruppo di apprendisti stregoni una tappa importante del loro percepirsi gruppo, coeso e impegnato nel perseguire l’obiettivo di imparare insieme l’arte fotografica, in un percorso di costruzione della propria autonomia, in una dimensione di creatività. Sono certa che del MACRO, i giovani fotografi avessero già memoria ed avessero archiviato immagini ed esperienze visive registrate durante la lunga giornata di visita alle mostre “I belgi. Barbari e poeti”, “100 Scialoja. Azione e pensiero” e “L’altra metà dell’arte. Un percorso al femminile nella collezione Macro”. L’interazione che avevano avuto con quelle opere di grande impatto visivo ed ambientale non poteva non riaffiorare rimettendo piede in un luogo così suggestivo e, forse, avrebbe riproposto anche emotivamente l’intensa esperienza estetica vissuta alcuni mesi prima.

In quei giorni d’estate, il nostro Laboratorio “AUTOBIOGRAFIE FOTOGRAFICHE” era in pieno svolgimento. Avevamo strutturato il percorso didattico affinchè emergesse e si affermasse proprio la soggettività autistica e della neurodiversità più in generale, attraverso gli sguardi fissati dai click degli scatti della camera digitale che i ragazzi stavano imparando ad usare quale potente strumento di riappropriazione del mondo, attraverso il proprio inimitabile punto di vista.

Al nostro fianco, in questa avventura che è ancora in atto, c’era Mohamed Keita, già autore affermato che da lì a poco avrebbe esposto le sue immagini proprio al MACRO. Avevamo programmato un setting di ripresa fotografica al museo il 26 giugno scorso, affinchè i ragazzi potessero familiarizzare con i linguaggi dell’arte contemporanea e trarne motivo di ispirazione per i loro scatti; affinché le opere esposte potessero suscitare in loro stupore, inducendoli ad un coinvolgimento sensoriale, fino a sedurli al gioco dell’arte e della fotografia.

La straordinarietà dell’esperienza di quella giornata è narrata nel film “CLICK! Autobiografie Fotografiche” di Federico Triulzi, ispirato proprio dal nostro progetto di inclusione dell’autismo e della neurodiversità, attivato nel Liceo Artistico Statale “Via di Ripetta”, in dialogo privilegiato con il mondo e la cultura della migrazione e svolto in collaborazione con Insettopia, Civico Zero, AMM Archivio delle Memorie Migranti.

Solo le immagini del film, che a breve uscirà nella sua interezza – per adesso è in circolazione solo un breve estratto già presentato lo scorso 17 settembre nello Spazio YAP del MAXXI, nell’ambito dell’iniziativa “Riscatti: voci migranti” – possono dar conto, vita e forza alle parole di questo nostro racconto che sono davvero limitative di quel vissuto così potente e determinante per quanti vi avessero partecipato, autistici e non.

Quel giorno, i teppautistici fotografi sono passati dalle esperienze pittoriche ancora bidimensionali delle Impronte di Scialoja, agli attraversameti dei confini delle tele, fino a penetrare fisicamente nella videoinstallazione di Alessandra Tesi Cattedrale, ed attivare così un’esplorazione tattile di grande godimento del monumentale schermo costituito da lunghi fili di sfere di vetro che scendevano dal soffitto e sul quale erano proiettate le immagini di un rito liturgico. Il piano di proiezione era stato risignificato dai teppautistici fotografi che lo avevano usato come fosse stato un sipario attraverso il quale sparire per poi riapparire. Sedotti dalle luci delle proiezioni che rapidamente mutavano, trascinati dai suoni e dai colori, in una condizione di estraneità ed al contempo di presenza alla realtà, tutto appariva loro possibile nei territori inesplorati delle arti. Ed ancora, quel giorno, i ragazzi avevano camminato liberi nelle sale del museo, per stupirsi, sorridere e maldestramente curiosare tra i piumaggi dei gufi di Jan Fabre, i suoi Messaggeri decapitati della morte, un’opera dal forte impatto emotivo, carica di ambiguità, fino ad immergersi completamente nella dimensione ludica ed appagante delle opere di tutti i belgi, “barbari e poeti”.

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Arte, gioco, follia, un dispositivo provocatorio e spiazzante proprio come l’incontro surreale di una macchina da cucire su un tavolo chirurgico ed i teppautistici fotografi osservando e fotografando, non potevamo che entrare in quel dispositivo comunicativo. Liberi da convenzioni e categorizzazioni così come da inautentiche ed inutili sovrastrutture culturali, i #teppautistici fotografi ben consapevoli del proprio modo d’essere, avevano fatto scorribande tra gli spazi del MACRO divertendosi non poco. Avevano sperimentato percorsi lungo i camminamenti sospesi della hall, giocato con l’ascensore, smaterializzato dalla sua stessa trasparenza e che alcuni trasportava ed altri lasciava a terra per la rapidità di chiusura delle porte, in un rimando di i scatti fotografici tra i ragazzi che sapevano di boutade.

Avevano sostato e si erano pure comodamente sdraiati sul tetto-terrazza dell’auditorium, vivendo a pieno quel solido abitabile, oggetto onirico atterrato come un’astronave da Marte e cuore pulsante della nuova ala del museo progettata da Odile Decq, immergendosi nel rosso che più rosso non si può, felici, rilassati, ironici, sempre intenti a fotografare. Avevano guardato tutto e tutti, fotografato, catturato e fermato il mondo in un click, costruendo ad ogni scatto il proprio linguaggio; facendo emergere la propria identità creatrice, sensibilizzando il proprio sguardo in funzione della pratica fotografica che stavano apprendendo che, ben presto, sarebbe divenuta il loro strumento privilegiato per fissare, comprendere, appropriarsi del qui ed ora: il “Presente”.

I #teppautistici fotografi confermano con il loro sguardo sulla realtà quello che Marco Delogu, direttore artistico del Festival ha presentato quale focus tematico della manifestazione ovvero il presente, «a partire dal quale è possibile elaborare una riflessione, mediante il mezzo fotografico, circa le molteplici dinamiche di comunicazione, interazione e relazioni che caratterizzano il vivere contemporaneo». Il MACRO ritorno dei teppautistici fotografi, dopo alcuni mesi e proprio in occasione del Festival, li ha visti muoversi liberamente ed autonomamente tra le fotografie esposte, prediligendo naturalmente quelle di Keita, fino a mostrare vivo apprezzamento per l’installazione ambientale di Gianfranco Baruchello intitolata Come la Quercia, concepita nell’ambito del progetto espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte, ideato e curato da Achille Bonito Oliva.

Baruchello, presente accanto alla sua opera, non poteva certo sapere che sarebbe stato immortalato negli scatti autobiografici e documentari dei teppautistici fotografi che, a ben conoscerli, ad ogni click, sempre più hanno agognato di distendersi sul letto che l’artista aveva disposto per l’installazione ed hanno desiderato di cimentarsi nello scavo della terra ben sistemata oppure di trasgredire arrampicandosi sulla Quercia che, nonostante mostrasse di essere salda, forte e ben radicata alla vita e all’arte, non avrebbe però mai potuto sostenere il peso dell’autismo o l’ insostenibile leggerezza di quell’inimitabile modo di essere ma di certo ha contribuito ad alimentare un desiderio.

Anna Maria Piemonte

 (Insegnante del Liceo Artistico Statale “Via di Ripetta” di Roma)


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