Scuola & Tempo

Ecco come vede il mondo un 12enne autistico. E come lo immortala

Gioele e Fabio abitano a Roma sud-est, Grotte Celoni. 11enne autistico lui, fotografo l’altro. Si sono conosciuti tempo fa tramite un’amica comune: “Era una giornata di fine agosto, il pomeriggio era ancora caldo, il parco giochi semideserto – ricorda Fabio – Gioele, un bambino come tanti, magari un po’ cresciuto per lo scivolo e l’altalena, un sorriso da furbetto ad ornargli il viso. E’ da quel giorno che ha avuto inizio la nostra amicizia, ed io ho cominciato a relazionarmi con l’autismo, quella strana presenza che ospiti nel tuo corpo e nel tuo essere”, scrive Fabio rivolgendosi a Gioele, nella prefazione del libro che sta per essere pubblicato, il “Quaderno del tempo libero”, perché questo è il nome che Gioele ha dato al suo taccuino di appunti. Uscirà tra ottobre e novembre per Doll’s Eye Reflex ed è il frutto del lavoro di Fabio Moscatelli, fotografo, e Gioele, bambino con autismo di quasi 12 anni. Raccoglie frammenti, si potrebbe dire, che messi insieme raccontano un mondo: il mondo di Gioele, attraverso il suo stesso sguardo. I frammenti sono fotografie, per lo più, con la macchinetta che passa dalle mani di Fabio a quella di Gioele. Le foto, infatti, sono dell’uno e dell’altro: 11 quelle scattate da Gioele. Frammentarie come il suo sguardo, ma piene di senso, come la sua mente che osserva il mondo attraverso la lente fotografica. Eccole qui sotto, le foto di Gioele. Frammenti.

Frammenti, però, sono anche parole, quelle che Gioele appunta, di tanto in tanto, nel suo “Quaderno del tempo libero”. Come spiega Fabio, “è un tipo di poche parole, lui, ma sul suo quaderno scrive storie lunghe e intricate di misteriosi animali, leoni domestici, anaconde e ragni-lupo. Ma poi spesso accartoccia i disegni perché nessuno li veda”.

Sono mesi si lavoro e di amicizia, quelli che danno alla luce questo libro. Mesi in cui i frammenti dell’uno incontrano i frammenti dell’altro e se ne lasciano contaminare. Eccoli, alcuni “frammenti” di Fabio, fotografo per professione, che si fa prestare da Gioele uno sguardo nuovo e diverso.

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Tante cose sono cambiate in questi mesi, “sei cresciuto, ti sei aperto a me e alla mia famiglia, sei diventato un prezioso compagno di giochi per Syria, ma soprattutto sei il co-autore di questo nostro libro”, continua a scrivere Fabio a Giole. Sì, perché Gioele “è per me è tutto tranne che un soggetto da fotografare”, assicura Fabio, che ha provato a comprendere l’autismo proprio attraverso gli occhi di Gioele, armandoli dell’obiettivo fotografico: “lo ha sempre incuriosito l’uso della macchina fotografica – racconta Fabio – e spesso me la chiedeva per fare foto; così ho deciso di regalargliene una e farlo lavorare insieme a me”.

Il ricavato del libro sarà destinato alle terapie Aba, che la famiglia di Gioele al momento non può economicamente sostenere. “Al di là di questo – aggiunge Fabio – credo che Gioele possa essere una piccola luce, una speranza per molti. Ho cercato di evitare i soliti e scontati canoni che accompagnano lavori fotografici sull’autismo; volevo un lavoro solare, che potesse anche strappare un sorriso. Volevo un bambino normale, spensierato e triste, nella sua quotidianità. Per questo, la critica che finora ho più gradito è stata quella di un fotografo che mi ha detto: ‘Ma non sembra autistico, che lavoro è?!’. Benissimo, mi son detto, ho raggiunto lo scopo!

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