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Alla ricerca del santo educatore per autistici: fatevi sotto!

Le famiglie di autistici sono alla disperata ricerca di educatori, formati o che abbiano voglia di formarsi per lavorare con ragazzi autistici. Le facoltà di psicologia sfornano ogni anno laureati di ottime speranze, ma quanti poi riescono a entrare nel mondo del lavoro? Quanti di loro sanno che se seguissero un percorso formativo specifico per la terapia comportamentale degli autistici esisterebbero un’ infinità di occasioni concrete per lavorare? Non si trovano in Italia educatori formati maschi, non è una discriminazione di genere,  ci sono ragazze bravissime e perfette, ma quando i nostri ragazzoni cominciano ad avere barba e baffi e diventare giganti, molte volte sarebbe opportuno che avessero un assistente/amico che li seguisse. Ebbene il pezzo di Chiara Ludovisi ha lo scopo di rilanciare “anche” le quote azzurre per gli educatori. Vedremo come reagiranno i possibili candidati, il dibattito è aperto! (GN)


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Sette anni per avere una diagnosi e altrettanti almeno per (non) trovare un educatore competente

E’ un continuo “girovagare” la vita di Nuccia, una mamma che ci ha scritto alcuni giorni fa da Castrolibero (Cs) per condividere la sua esasperazione. E per lanciare un allettante appello a educatori magari senza una grande formazione, ma desiderosi d’imparare e di stare accanto a suo figlio per almeno un anno. Vitto e alloggio incluso!

“Ho un figlio di 19 anni, con la sindrome di Asperger diagnosticata a 13 anni, dopo il nostro girovagare per l’Italia da quando ne aveva 6 – ci racconta – Brillante eccentrico e intelligente, non ha problemi cognitivi, ma col tempo ho imparato che non significa niente. E’ ossessivo e quindi ossessionante; monotematico, con interessi ristretti, ma ama la musica, i video, i viaggi. E’ anche molto dolce, non aggressivo e al contrario di tanti ragazzi come lui con un esasperato, esasperante e disperato desiderio di stare con i suoi coetanei”. Un desiderio che è diventato un’ossessione, sopratutto quando G. è cresciuto e ha iniziato a uscire da solo, grazie all’aiuto di un educatore veramente in gamba, che però ha pochissimo tempo da dedicargli”. Ma qual è il problema?

“Più cresceva e più era ossessionato dal rifiuto degli altri”

“Più aumentava l’ansia e più i suoi comportamenti diventavano disfunzionali: parlava inopportunamente di qualsiasi argomento in contesti qualsiasi, telefonava a ragazzi che conosceva appena per uscire con loro, faceva complimenti alle ragazze appena conosciute su Facebook ecc. Intanto io studiavo e cercavo di capire, consultavo il mondo intero per capire che cosa fare”.

Dopo lunghe ricerche e tanto “girovagare”, Nuccia è approdata alla terapia Aba: “mi sono rivolta a una terapista di Cosenza, che ha osservato G. in casa e in tutti i luoghi che frequentava e ha poi stilato un programma dettagliatissimo e intensivo”. Il gioco era fatto, la terapia era promettente.

Peccato che, da maggio dello scorso anno fino a oggi, Nuccia non sia riuscita a trovare un educatore per suo figlio!

“E’ una vera via Crucis! – racconta – Si sono avvicendati cinque educatori, tutti andati via dopo poco tempo. Nonostante questo, G. rispondeva bene a tutte le regole, però era sempre solo nei suoi pensieri, nelle sue stranezze, nessun compleanno, nessuna festa. Ormai viveva nell’ossessione del rifiuto. A settembre dell’anno scorso, all’inizio della scuola, ho notato dei comportamenti diversi: era più arrabbiato e ancora più ossessionato dai ragazzi che lo prendevano in giro e mi chiedeva disperatamente il perché. Intanto, educatori niente e lui era sempre allo sbaraglio”. Finché, la notte del 3 ottobre, “ha avuto un esordio psicotico delirante paranoico, con allucinazioni visive ed uditive. Diceva che i suoi compagni erano sotto casa e volevano fargli del male”.

E’ stato un forte trauma, ma il tempo e la dedizione della famiglia hanno in parte lenito il dolore: G. si è ripreso, “è ritornato alla sua ‘normalità’ – dice la mamma – però più apatico e con meno interessi, senza le passioni di prima. In compenso, ha saputo spiegarmi, forse per la prima volta, cosa prova quando sta con gli altri: ‘Mamma – mi ha detto – io ho imbarazzo nel mondo: prima c’è l’imbarazzo, poi l’ansia,poi la paura. Io non so cosa fare, cosa dire, sono sempre fuori luogo e tutti ridono di me’. E’ stata una vera illuminazione, ma anche un grande dolore”. Dolore che ha acuito il desiderio e il bisogno della mamma di trovare un educatore che sappia stare accanto a suo figlio e aiutarlo a vincere questa paura e questo senso di inadeguatezza che sempre lo ossessiona. “G. deve essere seguito da un educatore che sia un mediatore fra lui e il resto del mondo – spiega Nuccia – che lo accompagni nel tentativo della comprensione e che lo protegga anche in questo mondo ostile, che forse non comprenderà mai del tutto. Senza qualcuno che lo aiuti, ho paura che possa accadere di nuovo quello che è già accaduto: che la sua ‘incomprensione’ si trasformi in paura e stravolga di nuovo la sua realtà”.

Una richiesta semplice, oltre che legittima. Eppure, “ho consultato tutte le associazioni della mia città e anche delle altre province della Calabria. Ma gli educatori, spessissimo malpagati da associazioni, si occupano quasi tutti di ragazzi piccoli autistici a cui fanno assistenzialismo.

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“Ho scritto a tutte le associazioni di educatori e terapisti Aba , sono anche pronta a formarli a mie spese e pagare eventualmente vitto e alloggio, se mi garantissero di restare almeno per un anno. Ho consultato anche Angsa di diverse regioni d’Italia, perché sto pensando seriamente di trasferirmi”.

Questa mamma, insomma, è disposta a tutto, pur di vedere suo figlio finalmente libero dalle sue ossessioni, sostenuto da un compagno capace di comprenderlo e di farlo sentirlo più a suo agio nel mondo. E’ disposta perfino a formali di tasca sua, a pagare addirittura vitto e alloggio, perché “le mie sventatezze ardite, i miei sguardi obliqui e le mie passioni non valgono niente, fino a quando non riuscirò ad aiutare il mio ragazzo”.

Educatori cercansi, possibilmente maschi, non necessariamente formati, ma disposti a imparare.

Siamo pronti a scommettere che tanti si offriranno, fin da subito, per non lasciarsi sfuggire questa preziosa occasione!

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