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Noi autistici vogliamo essere arte partecipativa

Ho trovato una mostra d’arte che potrebbe interessare  i nostri figli autistici che sono, non dimentichiamolo mai, anche “opere d’arte”. Forte di questa consapevolezza sono andata proprio oggi alla Preview Stampa della mostra che aprirà il 1 ottobre al Macro di via Nizza 138 a Roma “A vulnerable narrator, Deferred Rhythms” dell’artista giapponese Koki Tanaka  vincitore del prestigioso premio della Deutsche Bank “Artista dell’anno 2015”. Per l’occasione c’era naturalmente anche lui Koki Tanaka che si è prestato ad illustrare personalmente le sue opere, il significato del suo messaggio, il suo pensiero artistico.

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 Non spaventatevi non voglio tediarvi oltre. Ma a onor del vero va detto che il giapponese Tanaka è oltre ma molto oltre al concetto che hanno i comuni mortali di arte e soprattutto di una mostra retrospettiva di arte contemporanea. Per lui l’arte sono le azioni collettive (Precarious Tasks) che un gruppo di esseri umani  condivide e costruisce intorno a  oggetti di uso comune o semplici attività di tutti i giorni. La relazione comune che si crea, quella è arte,  è attivismo artistico, arte partecipata perché attraverso l’azione collettiva si riesce a  comprendere la situazione reale e  il nocciolo reale dei problemi che ci attanagliano in questa realtà dominata dalla confusione.

Tutto questo combacia, perfettamente, con il concetto “I nostri figli sono opere d’arte”. E il recente laboratorio di fotografia che alcuni di loro hanno sperimentato a giugno nel liceo artistico di via Pinturicchio  con la prof Annamaria Piemonte e il maestro Mohamed Keita (non è un caso che una lezione tra le più belle si è svolta proprio al Macro) è stata esattamente un’azione collettiva, una precarious task  proprio come l’intende Tanaka. E poiché in questo periodo siamo fermamente convinti che dobbiamo riprendere al più presto il laboratorio di fotografia mentre visitavo le sale immersa nelle opere dell’artista  (attenzione non è una mostra di quadri, sculture ecc. ma bensì una “struttura” fatta di video, immagini, oggetti e spiegazioni stampate  su deliziosi fogli gialli stile giapponese) ho pensato che bisognerebbe portare lì  subito i nostri ragazzi autistici-artisti.

C’era Tanaka vicino a me e mi sono permessa di chiedergli quale fosse il modo migliore per far conoscere e visitare la sua mostra ai ragazzi autistici  data la loro difficoltà a  capire concetti astratti. Era incerto. Allora gli ho chiesto se potevano fotografare le sue opere. Improvvisamente ha sorriso: “Ma certo non c’è problema”.  E quando gli ho fatto capire che forse ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe ripreso i ragazzi che fotografavano le sue opere ha annuito contento. Anche loro, nel loro piccolo, sono un bell’esempio di arte partecipativa. Ovviamente l’invito di Tanaka si estende anche a tutti i ragazzi, autistici più o meno, che accompagnati dai loro papà mamme e operatori volessero visitare il Macro dal 1 ottobre al 15 novembre.

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