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La dottoressa Gabriella e il fanta-autismo del neurofeedback

Una nuova corrispondenza da Gabriella La Rovere, mamma di Benedetta. Gabriella è già da anni bella arrabbiata con i supercazzolari dell’ autismo suoi colleghi medici. Ne ha conosciuti parecchi da quando, più di venti anni fa, le proposero un intervento sperimentale sulla figlia, che si sarebbe trattato di una sorta di lobotomia, solo perché ne poi avrebbero discusso a un congresso. Gabriella sta portando in giro per l’ Italia il suo monologo dove racconta tutto questo…E anche di più.

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gabriella

Ieri mi è arrivato un messaggio su messenger di un’informatrice che proponeva un dispositivo, brevettato a Malta (e già questo la dice lunga!), basato sul neurofeedback, già registrato al Ministero della Salute e in commercio.
Le sue testuali parole “La terapia consiste nell’uso di una fascia dispositivo che raccoglie EEG clinicamente compatibili e crea, in tempo reale, una rappresentazione di battito binaurale inverso il quale ha lo scopo di ridurre l’attività eccessiva delle onde Delta”.
L’ho liquidata dicendo che avendo fatto ricerca scientifica per 6 anni sono smaliziata e certe cose mi puzzano già da lontano.
I nuovi informatori della cura miracolosa, alternativa per l’autismo, non demordono e replicano che è molto difficile fare arrivare le informazioni giuste (i nuovi martiri, è chiaro!) 
“Questa tecnica rilassa la mente e consente di concentrarsi meglio e di essere positivamente (!) coinvolti nell’ambiente che ci circonda. E’ un ausilio che riesce ad aprire quella finestra che permette una maggiore attenzione e una possibilità maggiore all’apprendimento” (cazzo, come ho fatto a perdermi questo ritrovato!)
A quel punto le ho chiesto a brutto muso se lei avesse un figlio autistico, se sapeva di cosa stavamo parlando, se pensava fosse semplice mettere una fascia in testa ad un ragazzino e farglielo tenere in testa.
“Non è semplice ma molte famiglie lo stanno facendo” E questo ti dice quanti disperati abbiano già adescato sperando in una riduzione dei cosiddetti comportamenti-problema.
Pensavo di aver già dato con gli idioti ma veramente la loro madre non va mai in menopausa!

In uno dei quadri del monologo che sto portando in giro per l’Italia racconto della mia esperienza con i cosiddetti “pseudo-ricercatori”, cioè professori o semplici medici in cerca di notorietà e di fama che propongono terapie per l’autismo assolutamente prive di logicità scientifica. Era il 1993, mia figlia aveva da poco compiuto un anno e la diagnosi di malattia rara e di autismo secondario aveva travolto la mia esistenza. Non potevo credere che quella jattura fosse capitata proprio a me e che non potessi esserle di alcun aiuto. Non c’è cosa peggiore per un medico doversi arrendere davanti all’impossibile. Di sclerosi tuberosa si sapeva molto poco, di autismo ancora meno. Una cosa era certa: la mia forte personalità poteva essere il motivo della sua chiusura al mondo circostante. Grazie al dott. Bettelheim e alla sua teoria della madre-frigorifero sono stata messa sotto accusa da ogni psichiatra, neurologo, anche semplice medico di base, che ho incontrato nella mia esistenza.

Nonostante il comprensibile momento di sbandamento alla diagnosi senza speranza, ho sempre mantenuto la lucidità mentale e rigettato ogni fantasiosa terapia o intervento chirurgico che aggiustasse mia figlia e le sue bizzarrie autistiche. Ho nel cuore tutte quelle madri e quei padri che inseguono le note del flauto magico, inconsapevoli del vuoto assoluto che si troveranno davanti, oltre che nelle loro tasche. È criminale, per niente etico, proporre farmaci, dispositivi, tecniche riabilitative che non hanno alcuna coerenza e che l’intera comunità scientifica mondiale non ha neanche degnato di uno sguardo. Non si tratta di invidia, come questi pseudo ricercatori vogliono far credere. È che le loro idee sono “fuffe”, un po’ come loro.

Non avrei immaginato che, a distanza di 22 anni, mi sarei trovata di fronte ad un’altra proposta indecente, perché questa è la parola giusta: indecente. Non è neanche il caso di descrivere il trattamento alternativo propostomi. Queste cose meritano l’oblio. Ne approfitto per dire che molti anni fa mi sono laureata in medicina con lode discutendo una tesi sperimentale, frutto di un lavoro scientifico durato 4 anni e di avere nel curriculum un certo numero di pubblicazioni su riviste serie, anche in inglese. Perciò, astenersi perditempo.

Gabriella La Rovere

Ha già scritto per noi: AUTISTICI IN CERCA DI DIAGNOSI

Leggi il reportage sul Neurofeedback:

ARRIVANO GLI AUTISTICI ELETTRONICI FILOGUIDATI

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