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La chansonnière fantasma

A piazza Cola di Rienzo una mattina di fine agosto, dopo aver girovagato nel deserto romano con Tommy in tandem ci siamo seduti in una panchina e guardavamo la chansonnière che all’angolo con via Cicerone aveva improvvisato un surreale spettacolo, sperando che i passanti le dessero qualche soldo. A terra aveva delle maracas, che però nella mezz’ora che l’ abbiamo osservata non ha mai usato. Aveva un fantastico volto da folle che avrebbe meritato di entrare nel nostro film sulla neurodiversità. Non avevo portato la GoPro mannaggia…Ho ripreso al volo con lo smartphone il suo incontro con Tommy, l’ unico che, a modo suo, le ha dato un minuto di attenzione.

La chansonnière parlava e cantava in francese, a volte si sdoppiava e duettava con un’altro se stessa dalla voce maschile, che però parlava inglese. Tommy le ha messo qualche soldo tra le maracas e è restato un po’ accanto a lei, a volte dandole le spalle come se fosse indifferente a quel canto surreale, o come se ne cogliesse il senso mesto e disperato più di ogni altro passante dotato di senno e capacità di relazione. Tommy si è messo anche a ballare e per un istante lo spettacolo si è arricchito. Il gigante autistico che ballava accanto alla signora folle cantatrice che strabuzzava gli occhi e  faceva uscire il suo lamento roco chissà da quale ricordo lontano.

Era una signora sulla sessantina, con i capelli grigi raccolti a crocchia, dei jens larghi e una canottierina bianca. Scarpe da ginnastica e uno zainetto a terra. Tutto sommato aveva una certa eleganza quasi da clown, come conservasse qualche barlume di arte da palcoscenico appresa molti anni fa e ora impastata con con segni di quasi mistica pazzia, affiorati forse nel tempo. Era una donna sola che cantava per strada per sfangare la giornata, il termine più banalmente sgradevole per definirla era sicuramente pazza, una pazza sola che delirava cantando. L’ unica frase che mi ha detto in italiano mi ha spalancato un baratro. Quando le ho chiesto se avessi potuto filmarla mentre cantava mi ha risposto che per lei era indifferente, perché tanto era un fantasma.

Ho avuto la certezza di essermi imbattuto in uno di quei “fantasmi” in cui si trasformeranno quelli come Tommy quando nessuno penserà più a loro. La chansonnière era consapevole di essere fantasma, invisibile agli occhi delle persone che passavano, invisibile al mondo che nemmeno si accorgeva della disperazione del suo rantolo canoro.

Tommy non ha resistito più di un minuto ad ascoltarla, quando ha deciso che dovesse smettere le ha dato un bacio e se ne è andato. Lei è restata sbigottita per un secondo poi ha ripreso il lamento con la sua voce da sirena ebbra. Ancora si chiederà perché un ragazzo bello e giovane l’avesse baciata. O forse non si chiederà nulla perché ha già capito che un giorno anche lui, come lei, sarà nient’ altro che fantasma on the road.

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