Archivio, Mio figlio autistico

Alla fine qualcosa ci inventeremo

copertina nuova

Il 9 settembre uscirà il mio secondo libro sull’autismo. Scriverlo mi è costato tantissimo, rispetto al primo che mi è uscito di getto in poche settimane. C’era in me una grossa resistenza a riprendere l’ argomento in maniera così impegnativa dopo solo un anno, non mi sembrava che fossero accadute cose così significative nella mia vita con Tommy da meritare un nuovo libro. Mi sbagliavo, è accaduto che mi sono accorto di non avere più molto tempo, anche se la mia perenne giornata con Tommy mi porterebbe ad illudermi d’essere immortale.

L’ uscita del libro coincide con l’ aura del mio sessantesimo compleanno, dovrei essere entrato nella fatale fase “Low T” come secondo stampa informata accade alla maggior parte dei miei coetanei in drammatico calo testosteronico, ma confesso che è esattamente il contrario, mi pesa certamente la classificazione anagrafica, ma non mi leggo addosso i corrispondenti segnali di fisiologica decadenza. Penso che il maggior merito sia proprio di mio figlio Tommy, che m’ induce a scapestrata dissolutezza contro ogni ragionevole considerazione. Ho capito che un autistico non può permettersi che il genitore, che lui ha scelto per il suo sostentamento quotidiano, invecchi, sia infelice, si deprima. A lui poi chi penserebbe?

Il tempo però passa comunque, e passa veloce per tutti. Devo assolutamente pensare a una soluzione concreta per il felice futuro di mio figlio autistico, soprattutto dopo  che io me ne sarò andato. Fatalmente accadrà quando lui ancora sarà nel pieno della sua vita, al momento attorno a me non vedo altra soluzione che l’ internamento in un lager, che non si può più chiamare manicomio per convenzione ma continua ad esserlo a tutti gli effetti. Qualcuno può smentirmi? Magari, non chiederei di meglio ma dubito sia possibile…In questo anno ho letto, parlato, visto, ascoltato e non sono ottimista.

Bisogna muoversi per la costruzione d’ “Insettopia”, bisogna farlo fino a che avremo ancora voglia di vivere persino le nostre “sventatezze ardite”. Quando ci sentiremo “umarell” nell’anima non potremo più fare nulla per i nostri figli. Così ho scritto ancora. L’ ho fatto perché nessuno più s’ illuda che qualcuno penserà ai nostri autistici quando noi saremo troppo stanchi per farlo, perché i genitori come me escano dal loro circolo magico e comincino a costruire assieme per il domani dei figli, ma lo facciano presto, fino a che ne avranno le forze.

L’ ho scritto anche per sputtanare un po’ di chiacchieroni, di farabutti, d’ ipocriti, di venditori di fumo. Continueranno sicuramente a vivere alla grande sulla nostra pelle, ma almeno sarà chiaro che qualcuno farà di tutto per rendere meno facile il loro fare affari e acquisire prestigio sulla nostra sofferenza.  A noi piace giocare con le visioni, Con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite. Ci fanno un baffo!!!

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