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Le torture agli autistici nel paese delle meraviglie

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Il vomitevole spettacolo di quello che accadeva nella “Casa di Alice” è la prova che non si può continuare a considerare l’autismo come una voce del vocabolario. Ancora una volta l’ Italia si accorge quanto sia diffusa e radicata l’ ignoranza su un problema così ampio e dolorosamente diffuso come quello dei soggetti autistici e delle loro famiglie.

Mentre le penne raffinate continuano a fare questioni di natura lessicale, dando del politicamente corretto a chi chiede loro di non usare con leggerezza un termine che circoscrive uno dei peggiori pozzi neri d’ arretratezza nel nostro Paese, si scopre quale sia la media attenzione verso i ragazzi autistici nelle strutture “modello” che dovrebbero occuparsi della loro abilitazione all’autonomia. Come un anno fa clamorosamente si scoprì a Vicenza di insegnanti di sostegno trasformate in aguzzine di un ragazzo autistico a loro affidato.

Attorno all’autismo si conferma sempre la medesima costante di approssimazione che degenera in comportamenti criminali. Operatori che dovrebbero essere specializzati nel trattamento dell’autismo si sono appassionati nel recupero del vintage manicomiale, con tanto di cella di contenzione dove i ragazzi venivano rinchiusi nudi dopo essere stati percossi e umiliati. Tutto questo ancora una volta il mondo lo viene a sapere solo perché qualcuno mosso da senso di giustizia decide di mettere delle telecamere e avere la prova concreta e inequivocabile del maltrattamento e delle torture.

 

LA NOTIZIA DA “IL RESTO DEL CARLINO”: Grottammare (Ascoli Piceno) 15 luglio 2014 –Maltrattamenti e sequestro di persona. Con queste pesanti accuse sono stati arrestati dai carabinieri di San Benedetto del Tronto, cinque educatori in servizio nel Centro socio-riabilitativo per giovani disabili ‘Casa di Alice’ di Grottammare, gestito dal Comune attraverso una cooperativa esterna. In manette sono finiti R.C., 47 anni, coordinatore, e gli operatori R.R., 53 anni, M.R.B., 46, S.C., 43, L.D., 53 anni.

Il centro ospita disabili affetti da autismo di età compresa dagli 8 ai 20 anni. Al suo interno è stata scoperta dalle forze dell’ordine, che hanno agito su mandato della Procura della Repubblica di Fermo, anche una cosidetta “stanza di contenimento” buia e stretta, dove i ragazzi venivano denudati e rinchiusi, erano anche costretti a fare pipì, o spintonati e sgridati (Guarda le immagini e il video). Il locale è stato sequestrato.

La ‘casa di Alice’ di Grottammare è stata trasferita nella cittadina balneare da San Benedetto del Tronto nel 2004. E’ un centro diurno che accoglie ragazzi, fra gli 8 e i 20 anni, provenienti anche dai Comuni limitrofi. All’epoca venne presentata come il fiore all’occhiello di un progetto sperimentale che tendeva ”attraverso interventi educativi comportamentali, a migliorare il rapporto dei ragazzi autistici con la realtà esterna”, in collaborazione con un neuropsichiatra infantile, una psicologa e una psicopedagogista.

Le indagini sono scattate nei mesi scorsi, sulla base di alcuni indizi raccolti dagli investigatori. La Procura di Fermo ha disposto l’avvio di intercettazioni video nei vari ambienti della ‘Casa’, tra cui appunto la ‘stanza di contenimento’, un locale di 7-8 metri quadrati, senza mobili e con una piccola finestra chiusa, e nella ‘stanza azzurra’ (dal colore delle pareti), che faceva altrettanta paura ai ragazzi, come è emerso da spezzoni delle loro conversazioni. L’inchiesta, coordinata dal pm Domenico Seccia e condotta dal Nor guidato dal tenente Mario Loiacono, ha permesso anche grazie alle riprese girate di nascosto di documentare numerosissimi episodi di aggressione fisica e psicologica (spintoni, schiaffi, strette al corpo, minacce gestuali) ai danni dei giovani disabili, e l’impiego sistematico della ‘stanza di contenimento’ come strumento per reprimere o ”punire” la vivacità dei ragazzi.

In realtà, hanno spiegato il pm e i carabinieri nel corso di una conferenza stampa, nei disabili c’era una ”totale assenza di comportamenti violenti o di azioni che giustificassero il loro ‘contenimento’, anche per svariate ore, all’interno di quell’ambiente, talvolta denudati dagli educatori e costretti a urinarsi addosso”. Il ricorso ai mezzi di contenzione previsto dal regolamento manicomiale del 1909 prevedeva l’utilizzo di mezzi di ‘contenzione meccanica’ (tra cui le stanze di contenimento, le camicie di forza ecc.) in casi eccezionali e limitati nelle ipotesi di comportamenti violenti o aggressivi del paziente. Questa norma, e quelle analoghe sull’organizzazione dei manicomi, ha ricordato il magistrato, è stata abolita con la riforma psichiatrica del 1978. E oggi per fortuna nel nostro ordinamento non c’è più alcuna disposizione di legge ”che implicitamente o esplicitamente autorizzi l’uso di mezzi di contenzione”. Adesso le indagini proseguono per ricostruire i contorni di altri episodi di violenza che si sarebbero verificati all’interno del centro, prima dell’inizio delle riprese video nascoste.

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