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Tommy è stato rimosso. Ha vinto l'indifferenza e la "manovra di fermata"

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Questa mattina il dissuasore Tommy è stato rimosso. Avevo deciso che non ne avrei parlato più, invece lo faccio ancora perché la “cerimonia” di rimozione mi ha messo una grande tristezza. Quando Tommy fu impiantato c’erano autorità, divise, giornalisti, televisioni e tanta gente. Oggi c’era soltanto un operaio con il frullino che ha tagliato via i bulloni, ha messo Tommy nel bagagliaio e l’ ha portato via per farlo seppellire in qualche magazzino. Di sicuro di una campagna di rispetto degli stalli per disabili nessuno parlerà più.

Mi sono reso conto che realmente nel nostro Paese non esiste una cultura diffusa sulla disabilità, soprattutto quella psichica che si vede molto meno, che è più facile rimuovere, che è più fastidiosa da elaborare come un problema sociale. Me lo testimoniano alcuni commenti che ho raccolto in coda ai vari post che davano la notizia della fine dell’esperimento Tommy, per il parere negativo del Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti. Un parere   che ha di fatto fermato il progetto di una campagna di dissuasione all’occupazione abusiva degli stalli nominali assegnati  ai disabili: “Trattandosi di aree destinate alla riserva di sosta non sembrerebbe preclusa la possibilità, qualora non fossero occupate dal titolare, di essere utilizzate per una semplice manovra di fermata”. 

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Come prevedevo improvvisamente si è alzato il coro dei “rispettosi della legge” che hanno puntualizzato, specificato, sottolineato che i disabili non “dovevano indignarsi”:

Per FAVORE, prima di scagliarvi contro il ministero, leggete la definizione di “fermata” data dal codice della strada.“a) per arresto si intende l’interruzione della marcia del veicolo dovuta ad esigenze della circolazione; b) per fermata si intende la temporanea sospensione della marcia anche se in area ove non sia ammessa la sosta, per consentire la salita o la discesa delle persone, ovvero per altre esigenze di brevissima durata. Durante la fermata, che non deve comunque arrecare intralcio alla circolazione, il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia;c) per sosta si intende la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente; ”Quindi è il caso B, notate per favore che “il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia;” quindi se un disabile ha bisogno di parcheggiare, il conducente in FERMATA si deve levare. E c’è poco da indignarsi.

 

Oppure quelli che non vedevano la differenza tra uno stallo per il parcheggio “nominale” e il sedile di un autobus:

E’ come quando ti siedi sui bus sul posto per disabili…se sale un disabile e vuole il suo posto, devi lasciarglielo, ma se nessuno lo reclama puoi starci quanto vuoi….

 

O quelli del “tanto è tutto un magna magna”!  (intanto Aci e Vigili di Roma qualcosa per i disabili hanno provato a farla, gli altri guardano e commentano):

Io direi che il dispositivo “parte già male” essendo ideato da un carrozzone parassita come l’ACI, e difeso da un ufficiale del corpo dei vigili urbani di Roma, che la cronaca e la magistratura ci dicono essere tra i più disonesti e corrotti della penisola.
Poi si può discutere su come proteggere il parcheggio riservato ai VERI DISABILI, i quali sono certamente molti di meno del 50% di quanti possiedono il “magico tagliando” che da loro diritto al posto riservato….

 

Potrei rispondere che queste solerti puntualizzazioni non tengono conto del fatto che per tutti è indiscutibile e inviolabile un parcheggio riservato alle forze dell’ordine, alle auto targate CD, a quelle con il contrassegno Camera o Senato (almeno qui a Roma, altrove varrà per quelle dei Vigili, del Comune, della Curia Vescovile ecc) Nessuno si sognerebbe di fermarsi nelle aree di fermata dell’autobus, perlomeno senza la cossapevolezza di compiere una violazione. Per i posti dei disabili invece c’è una percezione molto diffusa che siano un fastidioso onere che la comunità degli automobilisti è costretta a subire. Un balzello nemmeno troppo giusto, dato che la maggior parte dei disabili sono simulatori, che alla fine che bisogno hanno di avere un parcheggio per loro, hanno già tanti vantaggi…

Come immaginavo ora il responso ministeriale darà ancora più corpo e determinazione a questo atteggiamento di  “tolleranza a denti stretti”; dovremo riprendere a discutere  con gli spocchiosi invasori delle strisce gialle, quelli che restano solo per il tempo di un caffè (fermata?) per fare un salto in quell’ ufficio (fermata?), o quelli che anche loro hanno un parente disabile (fermata?). Quelli che lasciano le quattro frecce accese, il bigliettino con il telefono per essere richiamati, o  con scritto. Torno subito! Quelli che ci guardano storto e ci fanno capire che se fosse per loro noi noi dovremmo starcene a casa perché alla fine: “quanto rompete, ma saranno cavoli vostri!!!” .

Tommy era poco più di un giocattolo, se qualcuno lo abbassava con il piede partiva una sirena e si rialzava, come Ercolino Sempreinpiedi, non impediva nulla in maniera drastica alla fine, ma sarebbe servito a far riflettere.  Sono bastate poche settimane a mettere fuori gioco l’ idea che doveva rappresentare, adesso penso che ci allontaneremo ancora di più da un modello di città ideale in cui, oltre alle belle parole, si riconosce al disabile una concreta dignità di esistenza.

LA RIMOZIONE DI TOMMY

 

 

PS. delle 10.51

Per fortuna poi abbiamo anche delle belle amiche!!!

Ecco il testo della mia email inviata al capo ufficio stampa del Ministero dei Trasporti dopo il parere negativo sul Dissuasore Tommy.
A: “ufficio.stampa@mit.gov.it” <ufficio.stampa@mit.gov.it>
Oggetto: Dissuasore Tommy

 

Gentile Dott. Casotti,

 

Mi chiamo Cristiana D’Annunzio e Le scrivo in merito alla bocciatura, da parte del Ministero, dell’utilizzo del dissuasore Tommy nato per eliminare l’utilizzo dei parcheggi riservati ai disabili da parte di cittadini non affetti da disabilita’.
Come cittadina non posso non provare indignazione e sconcerto per questa decisione.
Mi chiedo come si possa non prendere in considerazione i diritti di nostri concittadini piu’ deboli e ed indifesi che subiscono quotidianamente gli abusi e l’incivilta’ di gente insensibile ed arrogante che pensa sia lecito occupare un posto destinato ad un disabile.
Lo Stato dovrebbe tutelare, proteggere ed aiutare questi cittadini deboli e non giustificare o incentivare comportamenti vergognosi ed incivili.
Leggo che il dissuasore Tommy “precluderebbe, qualora il posto per disabile non fosse occupato dal titolare, l’utilizzo per una semplice manovra o fermata”.
Bene, Lei vive a Roma e credo si renda conto della maniera barbara in cui le macchine vengono posteggiate e sa benissimo che i posti per disabili vengono utilizzati da incivili che non “fanno manovra o sostano” bensi’ occupano abusivamente il posto riservato adducendo le scuse piu’ squallide o fantasiose.
A me e’ capitato di assistere a scene penose di persone disabili o in compagnia di disabili, in attesa che il posto venisse “liberato” e delle conseguenti discussioni, al limite della rissa, per la difesa di un diritto acquisito.
Io mi aspetto che questo Stato, che si dice civile, sia duro ed inflessibile con chi compie un abuso e non giustifichi un sopruso con delle spiegazioni che, mi permetta di dirlo, sfiorano il ridicolo (mi riferisco al fatto che “il dissuasore potrebbe
“rendere meno agevole” l’utilizzo dello stallo da parte del disabile perche’ si aggiungerebbero a suo carico ulteriori manovre che ovviamente sarebbero eseguite da una persona in stato di difficolta’”. 
Per non parlare del fatto che ” il dissuasore, oltre che costituire un ostacolo, va oltre lo spirito della norma e potrebbe far prospettare una vera e propria occupazione di suolo pubblico”.
Mi auguro vivamente che il Ministero prenda in considerazione l’ipotesi di rivedere tale parere negativo e si adoperi per la risoluzione del problema dando un segnale forte e concreto di interesse.
Non e’ solo la difesa di un diritto acquisito, ma una battaglia culturale e di civilta’.
Concludo aggiungendo che non sono disabile e non ho casi di disabilita’ in famiglia ma credo profondamente e, temo, ingenuamente, che il rispetto delle regole e dei diritti sia alla base di un paese civile.
Cordiali Saluti,
Cristiana D’Annunzio

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