Archivio, Mio figlio autistico

E adesso?…Viene il bello!!!

 

Una domenica mattina davanti alle porte del Vaticano Tommy ha incontrato Andrea. E’ il ragazzo protagonista di una storia simile alla sua, anche questa raccontata dal padre Franco Antonello in un libro epico a cui in questi giorni è seguito un altro. E’ stato divertente vedere i due mattacchioni incontrarsi sotto alla pioggerella di dicembre.  Li ho visti rincorresi, senza meta apparente, tra frotte di monache, preti e pellegrini in transumanza verso l’ Angelus papale.

Due folli ragazzi che sono oramai diventati dei veri personaggi che, a torto o ragione, sono serviti a dare l’ idea di come siano fatti gli autistici, soprattutto a  tutti quelli che ancora pensavano all’autismo con il modello unico di Rain Man. Magari  nei casi più evoluti anche al piccolo genio matematico Jake, il ragazzino vaticinante che prevede il futuro con i numeri, nella serie Touch trasmessa dalla Fox.

Tommy e Andrea invece sono due ragazzoni che si somigliano abbastanza nel modo di fare, forse hanno la stessa stralunata maniera di attraversare la realtà di noi neurotipici, proprio come fossero una folata di vento. L’ unica traccia che resta, quando rimbalzano incontaminabili tra la gente che nemmeno si accorgedi loro, è una strana aura di scompiglio. La loro fantastica dissennatezza è l’ unica nota colorata nel grigiore dei pensieri convenzionali.


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Andrea apre cappotti e felpe a tutti con la velocità di un borseggiatore; Tommy è statico come un lottatore di Sumo. Messi a contatto fanno un bel corto circuito. Sarà perchè Borgo Pio è chiuso al traffico, ma avevo l’ impressione che sarebbero potuti andarsene tranquilli a fare una passeggiata tra il colonnato, a tirar via le braghe alle guardie svizzere, a travolgere le bancarelle di sacra mercanzia.

Ho fatto due chiacchiere con il papà di Andrea e ho capito che è un bel passo avanti rispetto al chiacchiericcio fantapietistico di cui ho le orecchie piene, da quando giro per Roma alla ricerca di interlocutori o alleati per la nostra Insettopia. Franco Antonello è un imprenditore e ha costruito un sistema trasparente, redditizie ed efficace per fornire visibilità alle aziende, in cambio chiede sostegno concreto e continuativo a progetti sociali che favoriscano l’ abilitazione e il benessere di soggetti autistici. Questo è il suo lavoro e giustamente ne trae anche il suo reddito.

Guardo i ritagli di giornale, vedo gli esempi e rifletto. Non ho mai creduto di poter fare troppo conto sul volontariato e sulla beneficenza, almeno come uniche risorse possibili a cui rivolgersi per compensare quando le risorse pubbliche non arrivano. Antonello ha applicato le logiche di un’ azienda alla domanda che tutti noi genitori di autistici ci facciamo prima o poi…E dopo  di noi chi ci penserà?

Vorrei avere anche io questa capacità, ma io so solo mettere in fila parole… Riesco solo a sorridere per il fatto  che tali pensieri mi siano venuti mentre stavo seduto a un bar spella-turisti, con Tommy e Andrea, a Borgo Pio, proprio al centro della più perfetta macchina di trasformazione della speranza di salvezza dell’ anima in business.

Dovrò realisticamente pensare che è ora che dalle belle parole si passi ai fatti. Ho impegnato l’ ultimo anno a far tentativi, bussare alle porte, fare anticamera  ad amministratori, politici, grandi filantropi e collettori di speranza. Sono sempre al punto di partenza. Le associazioni mi cercano continuamente, ho parlato in decine di posti. L’ ultima volta a Rimini l’ ho fatto davanti a 3000 persone. Ho firmato copie del mio libro da slogarmi il polso, ho raccontato, ascoltato, osservato.

Però son sempre qui da solo, con Tommy che mi sta accanto come un gemello siamese e dal giorno dopo di Halloween mi chiede ogni minuto di fare l’ albero di Natale…

PS delle ore 18.00

 

Tommy e io guardiamo Domenica In…Finalmente si parla di autismo penso. Però se il prezzo è quello di far passare l’ idea che gli autistici diventino poeti e filosofi con la comunicazione facilitata…Non ci sto, mi dispiace. Penso che sia una grande presa in giro. Mi fa pensare a quelli che illudono chi abbia avuto un lutto che possa parlare con l’ anima del caro defunto. Sono laico e penso che ognuno debba seguire la sua strada. La mia non si fonderà sulla conferma dei paragnosti facilitatori. I media si prendono una grande responsabilità in questo senso, la comunità scientifica dovrebbe farsi sentire in maniera più decisa su questo tema, come sulla storia dei vaccini e l’ autismo: non c’è un’apertissima discussione come detto in tv, c’è una smentita certa.

Poi questo penso io, io non ho la verità in mano. Resta la simpatia indiscussa per i cari amici e colleghi d’ autismo.

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