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Un autistico a New York

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Pubblico tale e quale la mail della mia amica Giulia che vive tra New York e Dubai. Quando viene a Roma passa sempre per casa;  è lei l’ autrice di molte delle foto più belle di Tommy assieme a me. Mi ha pure regalato la scritta adesiva a muro con il mio motto: “A me piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite.”
Giulia a New York ha conosciuto un ragazzo autistico che le scrive lettere appassionate. Parliamo chiaramente di un livello di autismo che noi tutti vorremmo avere per casa, ma mi piace sottoporvelo proprio per far riflettere quanto sia ampio questo spettro.  
Va da sé che non è azzardato pensare che un ragazzo come lui, nel nostro paese, non avrebbe forse avuto modo di poter comunque sviluppare i suoi talenti, frequentare un college e fare la corte a una delle mie belle amiche.
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Caro Gianluca,
ti voglio raccontare una storia, oltre ad inviarti la classica foto con il tuo libro per la virtual dedica, che conoscendoti,un po’ temo…;)
Il college in America e’ un luogo interessante,perche’ e’ un crocevia di persone che si incontrano ad ogni eta’ della vita e per diversi motivi.
E’ piuttosto normale tornarci per un arricchimento professionale e personale,come sto facendo anch’io,anche quando si e’ concluso nei tempi canonici un precedente ciclo scolastico e si e’ gia’ pienamente inseriti nel mondo del lavoro.
Ci tenevo a specificarlo perche’ il fatto di non comprimere l’eta’ e le correlate attivita’ in compartimenti stagni porta ad una contaminazione positiva,e’ indice di un atteggiamento propositivo e di apertura mentale che poi e’ la “morale subliminale” di questo racconto.
Tornando a noi,tra le varie persone che ho conosciuto questo semestre, c’e’ un ragazzo giovane di nome Jeffrey.
Questo e’ un estratto di una lettera che ha scritto a noi compagni spiegando le sue motivazioni per essere fra noi. La traduzione e’ molto libera anche perche’ era lunga, scritta in maniera colloquiale difficilmente traducibile e comprendeva anche storie personali e familiari che non menziono perche’ non rilevanti.
Quello che e’ importante,invece,e’ sapere che Jeffrey e’ autistico.
Torna al college perche’ vuole essere alla pari dei suoi fratelli,brillanti laureati in universita’ prestigiose.
Torna al college per una sfida contro se stesso e la sua malattia.
Torna al college per crearsi un futuro,finanziariamente e concettualmente,indipendente dalla sua famiglia.
Ce lo racconta ed io lo dico a te perche’ tu lo diffonda,se lo riterrai opportuno.
Tu sai bene quanto l’autismo sfugga gli stereotipi.Forse proprio per questo si fatica a trovare dei rimedi, si e’ ancora in una fase di investigazione scientifica, a cui si affianca una fase empirica che sfocia,in alcuni casi,in alchimia…dove le credenze e le speranze si fondono pericolosamente.
L’Autismo per antonomasia, l’autismo in quanto tale, non esiste.Esiste lo spettro autistico,un ventaglio di malattia.
Esiste l’autismo di Tommy,di Jeffrey e di chissa’ quanti altri,ognuno un individuo con le sue sfumature,il suo carattere ,le sue passioni.
Hanno tutti in comune un problema ma sta a noi cercare di risolverlo nella maniera più soggettiva possibile, perché la malattia si modella sulle persone stesse.
Come non esiste una felicita’ sola, non c’e’ un modo solo di trattare l’autismo.
Pero’ c’e’ un solo atteggiamento per cercare dei progressi:perspicace,propositivo,positivo e pragmatico.Le 4 P.
Gli autistici sono fra noi, sempre piu’ numerosi, e sta a noi integrarli nel mondo.
Per concludere,io gli ho risposto e lui mi ha fatto un complimento che mai da nessuno ho ricevuto:mi ha detto che sono una donna rinascimentale,indicando cosi’ un concetto profondo e delle sinestesie  che solo una mente davvero acuta avrebbe potuto sintetizzare in due parole.
Giulia
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La lettera di Jeffrey tradotta
(…)”Io ho un obiettivo SMART (acronimo per specific – measurable – attainable – relevant – time bound ndr) a lungo termine di guadagnarmi la laurea BA(BA bachelor degree e’ la laurea lunga di 4/5 anni opposta alla Associate Degree – laurea breve ndr).
Sapro’ di averlo raggiunto quando avro’ il diploma fra le mani.Io credo che questo obiettivo sia specifico,quantificabile,attuabile,realistico e possa avvenire in un tempo ragionevole. Devo raggiungerlo entro 5 anni.La paura e’ il mio piu’ grande ostacolo ma non e’ un muro insormontabile.La motivazione per conquistarmi  la laurea e’ composta da diversi fattori.Il primo e il piu’ importante e’ che io voglio ottenere queste credenziali per una realizzazione personale.
Devo e voglio provare a me stesso che sono capace di farlo e che posso resistere a sufficienza per raggiungere il mio intento ed ampliare le mie opportunita’ riguardo alla mia futura vita professionale per vivere il tipo di vita a cui sono stato abituato(guadagnandomela ndr).
Io sono affetto da una forma lieve di autismo e questo mi ha sempre creato problemi,fin dal liceo, nel confrontarmi con le asserzioni accademiche, sfaccettate e complesse,i problemi,i concetti matematici.
A volte fatico a capire le battute e le sfumature nelle conversazioni con gli altri e a decodificare il loro corollario gestuale.La mie capacita’ innate risiedono nella parte alta del cervello(dove sono localizzate le “capacita’ di elaborazione dei concetti ndr) ma la mia abilita’ ad impiegare questo talento e’ ridotta.(…)”
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La lettera originale (for secchions only)
“(…)I have a SMART long-term goal of earning a college degree, a bachelor’s. I will know I have reached that ultimate goal when I have the diploma in my hands. I believe this goal is specific, measurable, attainable, realistic and maybe timely. I have to achieve this within the next five years. Fear is my most likely barrier, but it is not made of brick.  My motivation for earning a college degree has several parts. First and foremost, Iwant this credential for personal fulfillment. I have to prove to myself that I am able and can stick to something long enough to accomplish my initial intent and increase my opportunities for future professional-track employment and live the type middle class life in which I
was raised. I have “Mild Autism,” and it has caused me to struggle with multi-faceted and complex academic propositions,problems, and concepts such as those found in mathematics since junior high school. I sometimes don’t pick up correct cues from conversations with others and their body language. My innate ability is in the upper regions,
but my ability to employ this endowment is impaired. (…)”
Jeffrey

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