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L'inganno della mia divina scelleratezza

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«Un perenne estraneo, imprigionato tra gente a lui sconosciuta, inconoscibile, e dalla quale ha pochissime speranze di essere realmente capito […] Ma è davvero importante capirsi?». Una notte ho sognavo che parlavi(Mondadori) è il libro di Gianluca Nicoletti che non mi aspettavo. L’ho seguito per tanti anni, ipnotizzata, quando raccontava attraverso la trasmissione Golem le mutazioni antropologiche della tv italiana, e poi del web. Ma non sapevo che stesse negli ultimi quattordici anni della sua vita avesse vissuto un’altra realtà, lontana anni luce da quel mondo del giornalismo in cui pure sta in maniera radicalmente diversa, altra.” (da qui leggi tutto l’ articolo)

Questa mattina ho veduto sul  blog SEX AND (the) STRESS  di Elisabetta Ambrosi su Vanity Fair una lettura quanto mai profonda e intelligente del libro di Tommy.

L’ autrice racconta di avermi ascoltato per anni alla radio, al tempo eroico e avventuroso di Golem, si era quindi fatta un’ idea di me che naturalmente non poteva combaciare con la storia che ho raccontato parlando di me padre.

Amo chiunque segua i suoi pregiudizi gloriosi, l’ ho messo nel mio motto che ho scritto sulla parete di casa mia e che ho fatto stampare nella prima pagina del libro.  Per anni di me si è immaginato fantasmagoriche sventatezze, ma mai che in realtà passassi la maggior parte del mio tempo occupato nelle più banali operazioni di accudimento familiare. Spesa, pulizie domestiche, figli da accudire, moglie da elaborare.

Mi sento molto vicino a Emilio Salgari che mai annusò dal vivo i fantascenari dei suoi pirati e tagliatori di teste.  Io mi sono costruito una fama di divina scelleratezza nel mio quotidiano di borghese piccolo piccolo.

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