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Riporto questo messaggio di una lettrice di Oggi, una signora  scrive al giornale indignata dopo aver letto l’ intervista sul libro di Tommy. La collega Marianna Aprile le risponde in maniera civile e corretta, come è possibile leggere qui. Vorrei però, senza malanimo di sorta riporoporre la lettera della signora Fiorella, proprio perché riassume un sentimento comunemente condiviso verso i nostri ragazzi, è un’ occasione per ribadire alcuni essenziali concetti riguardo l’ autismo. Ecco la lettera:

Ma se il figlio autistico va in bici e gioca a golf perchè deve avere il permesso per il parcheggio? 

di Fiorella Gardini

Scrivo a proposito dell’articolo pubblicato sul n. 10 su Gianluca Nicoletti che parla delle problematiche del figlio autistico. Ad un certo punto ho letto “…ci abbiamo messo un anno per avere il permesso di parcheggio per disabili…”, allora mi sono chiesta: ma com’è possibile che un ragazzo che va in bici, gioca a golf (quindi nessun impedimento motorio) possa aver diritto al parcheggio per disabili??? Per carità, la massima comprensione per questi genitori che devono affrontare un problema grande, ma questo mi sembra troppo!!!
Scusate lo sfogo, ma non riesco ad accettarlo.
Cordiali saluti e complimenti per il vostro giornale.

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La campagna martellante che sui media nell’ ultimo anno tende a enfatizzare i falsi invalidi è sacrosanta, ma purtroppo sta creando anche quell’ effetto generalizzato di sospetto verso chi non sembra avere, all’ apparenza, lo stigma evidente di una disabilità. E’ uno dei problemi di cui tratto nel mio libro, la mancanza di cultura nei confronti dell’ autismo. Se la signora avesse una minima cognizione di cosa sia una disabilità di tipo cognitivo e relazionale non si esprimerebbe in maniera così scandalizzata per il fatto che un ragazzo che non abbia impedimenti motori abbia bisogno di usufruire di un permesso che lo agevoli nel  trasporto in auto. Chi ha un figlio autistico conosce bene questo atteggiamento generalizzato che riesce a volte a farci sentire quasi come una colpa di dover gestire un figlio disabile che non ha addosso segni sempre così evidenti del suo problema.

Forse è superfluo, ma mi piacerebbe poter spiegare alla signora quanto sia impossibile pe run autistico fare un solo passo fuori della porta di casa, senza che qualcuno si occupi di lui. Un autistico adulto è come una bomba sempre sul punto di poter esplodere, molto spesso ha una massa fisica e muscolare che ne rende difficilissima la gestione nel caso di crisi oppositive, vale a dire si pianta in mezzo alla strada e non si muove più, comincia a dare schiaffi, pugni, graffi a chi lo stia accompagnando, entra in comportamenti problema che potrebbero sfociare in atti auto ed etero lesionisti. Ancora di più potrebbe avere una crisi epilettica e in quel caso la vicenda si fa ancora più complicata, soprattutto per strada. Per un autistico anche il solo aspettare a un semaforo, fare un percorso piuttosto che un altro, passare per una strada particolarmente rumorosa potrebbe essere motivo dello scatenarsi di uno di questi problemi.

Chi mi è “collega” capirà quanto sia veramente lancinante dover giustificare che il proprio figlio vada in tandem, possa giocare a tirare qualche pallina da golf al campo scuola comunale, ma allo stesso tempo è un invalido gravissimo, mi creda signora Fiorella, ne farei volentieri a meno di quel cartoncino arancione che ogni tanto appoggio sul mio cruscotto, quasi con sensi di colpa per chi ci guarda male e pensa come lei:  “Guaradate quel ragazzo che avrà mai per permettersi di parcheggiare sulle strisce gialle!” . Immagini che a volte quel cartoncino è l’ unica ancora di salvezza quando dobbiamo decidere se ce la faremo ad affrontare un’ uscita per la città o restarsene chiusi a casa.

 

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Giornalista (La Stampa Radio24), scrittore, nota voce della radio italiana. E’ padre di Tommy, il ragazzo autistico di 18 anni e protagonista di due suoi libri. Qui scrive, parla, risponde, racconta. E’ presidente della Onlus Insettopia.

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