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Poco fa l’ agenzia di stampa “Redattore Sociale” ha lanciato la miglior recensione che fino a ora potessi leggere  del mio libro.

“Vita quotidiana di un padre e del suo gigante autistico. Aspettando Insettopia”

“Una notte ho sognato che parlavi” (Mondadori) di Gianluca Nicoletti. Un racconto “spregiudicato e spudorato” dei contrasti di sentimenti, tra senso di “prigionia” e amore sconfinato. E all’orizzonte il progetto di una città per “ragazzi speciali”. (da qui si può leggere gratuitamente l’intera recensione)

Considero quello di Insettopia il capitolo chiave del mio libro. Ne anticipo qui un paragrafo, perché sarà il motivo centrale per cui andrò in giro a parlare di autismo con questo libro in mano.

 «Insettopia», la terra promessa degli insetti evocata in Zeta la formica, cult movie di mio figlio. Insettopia è una semplice discarica con avanzi di cibo ai confini di central Park. che però è abitata come un fantasmagorico paese della cuccagna da insetti di ogni balzana fattezza, che volteggiano in mele bacate come fossero in un luna park.

Nell’ultima sequenza del film, che manda Tommy in visibilio, l’inquadratura, in un primo tempo stretta sull’immensa regione della felice utopia formichesca finalmente raggiunta dal popolo eletto di Zeta, si allarga lentamente relativizzandone la centralità: Insettopia diventa solo un piccolo immondezzaio ai margini del parco verde; poi l’inquadratura si allarga ancora e si vede new York con i suoi grattacieli, il mare… Insettopia è un universo contenuto in altri universi infinitamente più grandi e quindi in commensurabili per le povere formichine.

Io penso che Tommy e i suoi siano le formiche operaie, o come tali comunque vengano percepiti dal resto dell’umanità, fatta sempre di insetti, ma di quelli spavaldi e prepotenti, come nel film sono i grossi formiconi allevati per fare i guerrieri. L’insettopia dei ragazzi speciali è una città per loro immensa, ma solo un granello se paragonato all’enorme superficie di una metropoli abitata da esseri giganteschi. ( Pag143)

Lavorerò alla realizzazione della mia Insettopia, anche perché so che nella testa di ogni genitore di autistico c’è l’ idea fissa della città ideale per suo figlio. Dove riesca a vivere felice e sicuro, in contatto con chiunque, ma protetto. Vedere ragazzi nel pieno della vita passare le giornate chiusi in casa a guardare il mondo dalla finestra, perché nessuno ha una proposta di vita diversa per loro, credetemi, è veramente sconsolante e uccide da dentro ogni familiare costretto a pensare che così sarà per sempre, o almeno finché potrà occuparsene lui. Del dopo nemmeno si ha voglia di pensare.

 

 

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Giornalista (La Stampa Radio24), scrittore, nota voce della radio italiana. E’ padre di Tommy, il ragazzo autistico di 18 anni e protagonista di due suoi libri. Qui scrive, parla, risponde, racconta. E’ presidente della Onlus Insettopia.

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