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Tranquilli non sono restato fulminato a Medjugorje

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Le prime reazioni di quanti hanno acquistato e letto il libro sono di stupore. Chi mi conosce   per la mia decennale attività radiofonica, soprattutto negli anni passati, si era fatto di me un’ immagine di cinico e spietato frantumatore di buon senso comune. Ora mi leggono alle prese con un figliolo autistico e non riescono a riallineare il pregiudizio maturato con la narrazione del mio quotidiano.

Tranquilli non sono restato fulminato a Medjugorje, sono sempre lo stesso pessimo personaggio, ho solamente raccontato un po’ della mia vita privata perché ho pensato che fosse giusto farlo. Per non smentirmi vi trascrivo l’ incipit di capitolo che più mi ha divertito scrivere…Anche se solo pochi ne potranno cogliere le intime sfumature…

Cap XIII Prepararsi al peggio

«’L peggio ’ncora ha da nì. Come disse quillo ch’eva magnèto ’l falcinello e eva arfatto solo ’l manico.»

È un modo di dire arcaico della mia terra natia. Tutto il pessimismo radicale dell’animo agreste dell’umbro si manifesta nella disperazione del povero contadino che, per sublime surrealtà, ha ingoiato un falcetto. Ne espelle solo il manico e quindi comincia a prevedere la iattura di doverlo fare con la lacerante parte affilata e arcuata, che sembra forgiata apposta per rendere impossibile l’evacuazione, salvo devastanti effetti collaterali. Ecco, chi abbia la certezza diagnostica di avere un figlio autistico si trova esattamente nelle condizioni del falcettatore perugino. Quella notizia, per quanto possa avergli provocato dolore, è solo il manico del falcetto…

Non prendetela male, solamente serva come consiglio per non esaurire tutto il proprio bagaglio di lamentazioni all’inizio della strada. Tenetene un po’ da parte per dopo, quando vi accorgerete che più andate avanti, più si allontana il punto di arrivo.

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